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Pubblicato il: 17/04/2026
Il caso riguarda, in particolare, la possibilità per il coniuge convivente di detrarre le spese sostenute per la ristrutturazione di un immobile intestato integralmente all'altro partner, destinato a diventare abitazione principale della coppia. In linea generale, l'Amministrazione finanziaria ricorda che possono beneficiare della detrazione per interventi di recupero del patrimonio edilizio tutti i contribuenti assoggettati all'Irpef, residenti o meno nel territorio dello Stato.
L'agevolazione fiscale non spetta esclusivamente ai proprietari dell'immobile, ma anche a tutti coloro che sono titolari di un diritto reale o personale di godimento sull'immobile e sostengono direttamente le spese per la sua ristrutturazione. Rientrano tra i beneficiari, quindi, soggetti quali ad esempio: i proprietari e i nudi proprietari, gli usufruttuari, i titolari del diritto di uso, abitazione o superficie, gli inquilini nei contratti di locazione, i comodatari e i familiari conviventi del possessore dell'immobile.
Il principio cardine è, infatti, che la detrazione spetta a chi sostiene e partecipa direttamente ai costi di ristrutturazione. Anche se l'abitazione è intestata integralmente al coniuge, per usufruire dell'agevolazione è quindi necessario essere intestatari delle fatture e dei bonifici utilizzati per il pagamento, così da garantire la piena tracciabilità dell'esborso. Non è sufficiente contribuire economicamente in modo informale: il pagamento deve risultare formalmente riconducibile al soggetto che intende portare la spesa in detrazione.
Un ulteriore requisito riguarda la convivenza con il proprietario o detentore dell'immobile. Questa deve essere attestata mediante una dichiarazione sostitutiva di atto notorio e deve sussistere già alla data di inizio dei lavori, nonché al momento del sostenimento delle spese, anche se queste risultano antecedenti all'avvio degli interventi. Non è quindi sufficiente una convivenza successiva od occasionale.
Un altro importante chiarimento riguarda il titolo di detenzione dell'immobile: il convivente può beneficiare della detrazione anche in assenza di un formale contratto di comodato. È sufficiente dimostrare la convivenza e il rispetto degli altri requisiti previsti dalla normativa.
In conclusione, la disciplina del bonus ristrutturazione si fonda su un criterio sostanziale più che formale: non rileva soltanto la titolarità dell'immobile, ma soprattutto chi sostiene effettivamente il costo degli interventi. È un'interpretazione che amplia l'accesso all'agevolazione, riconoscendo il ruolo del convivente nella gestione e nel miglioramento dell'abitazione comune.